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Domenica 10 luglio

I Lettura

 

La pioggia fa germogliare la terra.

 

Dal libro del profeta Isaia.                                                    Is 55,10-11

 

Così dice il Signore: «Come la pioggia e la neve scendono dal ciclo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme al seminatore e pane da mangiare, così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desi­dero e senza aver compiuto ciò per cui l'ho mandata». PdD.

 

Salmo responsoriale                                                          Sai 64

 

R/. Visita la terra, Signore, e benedici i suoi germogli.

 

Tu visiti la terra e la disseti: / la ricolmi di ricchezze. / II fiume di Dio è gonfio di acque; / tu fai crescere il frumento per gli uomini. R/.

 

Così prepari la terra: / ne irrighi i solchi, ne spiani le zolle, / la bagni con le piogge / e benedici i suoi germogli. R/.

Coroni l'anno con i tuoi benefici, / al tuo passaggio stilla l'ab­bondanza. / Stillano i pascoli del deserto / e le colline si cingo­no di esultanza. R/.

 

I prati si coprono di greggi, / di frumento si ammantano le valli; / tutto canta e grida di gioia. R/.

 

II Lettura

 

La creazione attende la rivelazione dei figli di Dio.

 

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani.                                  Rm 8,18-23

 

Fratelli, io ritengo che le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà esser rivelata in noi. La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio; essa infatti è stata sottomessa alla caducità - non per suo volere, ma per volere di colui che l'ha sottomessa - e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle Moglie del parto; essa non è la sola, ma anche noi, che possedia­te le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l'adozione a figli, la redenzione del nostro corpo. PdD.

 

Canto al vangelo

 

Alleluia, alleluia.

 

Il  seme è la parola di Dio e il seminatore è Cristo: chiunque trova lui, ha la vita eterna. Alleluia.

 

Vangelo

 

II seminatore uscì a seminare.

 

Dal vangelo secondo Matteo.                                                                                                                                     Mt 13,1-23

 

Quel giorno Gesù uscì di casa e si sedette in riva al mare. li cominciò a raccogliere attorno a lui tanta folla che dovette salire su una barca; là si pose a sedere, mentre tutta la folla rimaneva sulla spiaggia. Egli parlò loro di molte cose in parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. E mentre Sminava, una parte del seme cadde sulla strada e vennero gli uccelli e la divorarono. Un'altra parte cadde in luogo sassoso, Bove non c'era molta terra; subito germogliò, perché il terre no non era profondo. Ma, spuntato il sole, restò bruciata e non avendo radici si seccò. Un'altra parte cadde sulle spine e le spine crebbero e la soffocarono. Un'altra parte cadde sulla terra buona e diede frutto, dove il cento, dove il sessanta, dove il trenta. Chi ha orecchi, intenda».

Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché parli loro in parabole?». Egli rispose: «Perché a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cicli, ma a loro non è dato. Così a chi ha sarà dato e sarà nell'abbondanza; e a chi non ha sarà tolto anche quello che ha. Per questo parlo loro in para­bole: perché pur vedendo non vedono, e pur udendo non odono e non comprendono. E così si adempie per loro la pro­fezia di Isaia che dice: "Voi udrete, ma non comprenderete, guarderete, ma non vedrete. Perché il cuore di questo popolo si è indurito, son diventati duri di orecchi, e hanno chiuso gli occhi, per non vedere con gli occhi, non sentire con gli orecchi e non intendere con il cuore e convertirsi, e io li risani". Ma beati i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché sen­tono. In verità vi dico: molti profeti e giusti hanno desiderato vedere ciò che voi vedete, e non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, e non l'udirono! Voi dunque intendete la para­bola del seminatore: tutte le volte che uno ascolta la parola del regno e non la comprende, viene il maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato nel terreno sassoso è l'uomo che ascolta la parola e subito l'accoglie con gioia, ma non ha radice in sé ed è incostante, sicché appena giunge una tribolazione o persecuzione a causa della parola, egli ne resta scandalizzato. Quello seminato tra le spine è colui che ascolta la parola, ma la preoccupazione del mondo e l'inganno della ricchezza soffocano la parola ed essa non da frutto. Quello seminato nella terra buona è colui che ascolta la parola e la comprende; questi da frutto e produce ora il cento, ora il ses­santa, ora il trenta». PdS.

meditazione

 

Lettura

 

Con il brano di oggi si apre il tredicesimo capitolo del vangelo di Matteo, caratterizzato da una serie di parabole, unite , quasi tutte da un fattore comune: si riferiscono a fatti e cose che attengono al contesto della vita contadina. Esse trattano di realtà di immediata comprensione per coloro che le ascoltava­no. Le parabole sono, infatti, un modo plastico di esprimere verità profonde. Il Signore ci spiega, questa domenica, la para­bola del seminatore per farci capire che l'opera di Dio rag­giunge ogni cuore ma che, al tempo stesso, ognuno reagisce in maniera diversa, sia perché distinta è la sua condizione personale, sia per altre circostanze e avvenimenti che condizionano Ogni vita umana.

 

Meditazione

 

Gesù predilige l'uso di immagini e realtà semplici e comuni jtiell'esperienza dei suoi contemporanei, per esprimere concetti profondi ed elevati, sui quali le menti dei più grandi pensato­ri, filosofi e teologi, nella storia della Chiesa, hanno dovuto studiare a lungo e con fatica per trame le riflessioni che arric­chiscono oggi il patrimonio della tradizione ecclesiale. Il semi­natore, il seme, il campo. Lo stesso seme e lo stesso seminato­re, ma campi ben diversi. La risposta diventa personale: ognuno la da in base alla sua condizione, alla sua generosità, alla sua storia personale, alla sua psicologia. Alcuni possono contare su una buona terra. Ma questa qualità non priva nes­suno della propria libertà: anche sulla terra buona crescono spine e zizzania. Ognuno decide con cosa alimentare il proprio spirito, quale seme privilegiare. Cosa fare perché questo seme dia buoni frutti? Innanzitutto, occorre ascoltare la parola, comprenderla secondo la propria vita spirituale, nell'ambito della comunità ecclesiale. Poi, è necessario conservarla come un tesoro, difenderla dalle preoccupazioni materiali, dalle pas­sioni, dall'azione corrosiva del mondo. Non basta aver ricevu­to il battesimo. Non basta ascoltare una buona omelia, o par­tecipare ad alcuni esercizi spirituali o ad un ritiro. Non basta leggere alcuni minuti al giorno il Vangelo o un buon libro. Bisogna lavorare sodo per avere frutti di vita eterna, affinchè l'opera di Dio, silenziosa, costante, alla portata di tutti, possa raggiungere la sua pienezza: l'amore.

 

Preghiera: Signore Gesù, aiutami ad essere terra buona, gene­rosa, fertile, affinchè il seme del tuo amore fruttifichi in me secondo il tuo progetto per la mia vita.

 

Agire: Farò un esame di coscienza per vedere se sono suffi­cientemente capace di controllare le mie passioni e preoccupa­zioni terrene, per riuscire ad accogliere la Parola di Dio nel mio cuore, come la buona terra accoglie il seme.

                                                                                                                                                                                                       
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