12 Maggio 2008

Anno III, Numero 11

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CITTA' DEL VATICANO, domenica, 27 aprile 2008 (ZENIT.org).-  »

Il Papa ordina 29 sacerdoti, seminatori della "gioia del Vangelo"

CITTA' DEL VATICANO, martedì, 29 aprile 2008 (ZENIT.org).- »

La Bibbia, “libro del futuro” della società

CITTA' DEL VATICANO, lunedì, 28 aprile 2008 (ZENIT.org).- »

La gente chiede aiuto per capire la Bibbia

ROMA, mercoledì, 30 aprile 2008 (ZENIT.org).- »

Come comunicare efficacemente convinzioni di matrice cristiana

CITTA' DEL VATICANO/ROMA, mercoledì, 7 maggio 2008 (ZENIT.org).-  »

Benedetto XVI torna a incoraggiare l'adorazione eucaristica

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Mi stavo domandando se tu potessi darmi qualche dritta per aiutarmi ad aprirmi completamente col mio Direttore Spirituale, mi è difficile farlo, ma sò che dovrò eventualmente dirgli del discernimento della mia vocazione.

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C'è qualcosa che io sento che viene da fuori, e mi da un senso di tristezza al cuore quando penso alla mia vita futura.

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Il volermi unire ad una comunità religiosa, per fare di più per Cristo

 

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Un convegno prepara il Sinodo dei Vescovi sulla Parola (Zenit.org)

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Michael Novak sulla visita del Papa negli Stati Uniti (I) (Zenit.org)

Michael Novak sulla visita del Papa negli Stati Uniti (II) (Zenit.org)

Le autorità cinesi limitano i pellegrinaggi mariani a maggio (Zenit.org)

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CITTA' DEL VATICANO, domenica, 27 aprile 2008 (ZENIT.org).- «« Ritorna all'inizio
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"Il Papa ordina 29 sacerdoti, seminatori della "gioia del Vangelo""
Benedetto XVI li ha inviati come seminatori della "gioia del Vangelo"
Papa Benedetto XVI
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Ordinando questa domenica 29 sacerdoti, Benedetto XVI li ha inviati come seminatori della "gioia del Vangelo" in un mondo "spesso triste e negativo".

Si trattava di diaconi che hanno studiato in seminari di Roma: provengono uno dall'Iraq e uno rispettivamente da Colombia, Cile, Paraguay, Francia, Haiti e India. Gli altri arrivano da varie parti d'Italia.

Di questi, 13 vengono dai Collegi Maggiori, 9 dal Redemptoris Mater, uno dal Capranica, 3 dal Divino Amore, 2 sono dell'associazione dei Figli della Croce e uno è di Propaganda Fide.

Il Papa ha spiegato nell'omelia che oggi iniziava per loro una nuova missione: essendo ministri del Vangelo, debbono "annunciare e testimoniare la gioia".

"Che cosa ci può essere di più bello di questo? Che cosa di più grande, di più entusiasmante, che cooperare a diffondere nel mondo la Parola di vita, che comunicare l'acqua viva dello Spirito Santo?", ha chiesto.

I sacerdoti sono chiamati a recare il Vangelo a tutti "perché tutti sperimentino la gioia di Cristo e ci sia gioia in ogni città", ha osservato. Sono chiamati ad essere "messaggeri di questa gioia", a moltiplicarla e a trasmetterla, specialmente a quanti sono tristi e sfiduciati:

"Per essere collaboratori della gioia degli altri, in un mondo spesso triste e negativo, bisogna che il fuoco del Vangelo arda dentro di voi, che abiti in voi la gioia del Signore", ha detto loro.

Dopo la celebrazione eucaristica, recitando a mezzogiorno la preghiera mariana del Regina Caeli, il Papa è tornato ad affrontare l'argomento insieme a migliaia di pellegrini riuniti in piazza San Pietro.

"Dove Cristo è predicato con la forza dello Spirito Santo ed è accolto con animo aperto, la società, pur piena di tanti problemi, diventa 'città della gioia' - come suona il titolo di un celebre libro riferito all'opera di Madre Teresa a Calcutta".

"Questo, dunque, l'augurio che faccio ai preti novelli, per i quali vi invito tutti a pregare: possano essi diffondere, là dove saranno destinati, la gioia e la speranza che sgorgano dal Vangelo", ha concluso.





CITTA' DEL VATICANO, martedì, 29 aprile 2008 (ZENIT.org).- «« Ritorna all'inizio
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"La Bibbia, “libro del futuro” della società"
Monsignor Paglia commenta l'inchiesta “La lettura delle Scritture”
Monsignor Vincenzo Paglia, Vescovo di Terni,
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Commentando questo lunedì i risultati dell’indagine condotta in alcuni Paesi su “La lettura delle Scritture”, il Vescovo di Terni, monsignor Vincenzo Paglia, ha auspicato che la Bibbia diventi “il libro del futuro” della società.

La ricerca, condotta da GFK – Eurisko e patrocinata dalla Federazione Biblica Cattolica in vista del Sinodo dei Vescovi sul tema “La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa” (5-26 ottobre 2008), ha preso in esame la situazione negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Olanda, Germania, Spagna, Francia, Italia, Polonia e Russia.

Dai dati emersi, spiega il presule, “viene confermata in pieno l’intuizione pastorale del Vaticano II nell’esortare i fedeli a riscoprire le Scritture come fonte primaria della vita spirituale”.

La lettura della Bibbia, aggiunge, “suscita ovunque interesse”, e dove viene praticata “stimola le persone a riunirsi per comprenderla meglio, e aiuta anche il confronto tra persone di provenienze e di culture diverse”.

Se viene accolta “con disponibilità spirituale”, ha constatato il Vescovo, rappresenta “la via forse più efficace per incontrare il Signore Gesù e per vivere tale incontro come una esperienza viva e concreta del suo corpo presente nella storia, la Chiesa”.

Il fatto che la maggior parte degli intervistati indichi la Messa domenicale come il luogo più abituale in cui ascoltare la Parola di Dio, ha proseguito, è la prova del profondo legame tra Bibbia ed Eucaristia, così come è importante il ruolo di questo testo nel dialogo ecumenico.

“Le Scritture restano il 'luogo' più efficace che i cristiani hanno per camminare assieme sulla via dell’unità”, ha constatato. Per questo motivo, “emerge l’urgenza di un impegno più continuativo per ascoltare assieme le Scritture e per favorirne la loro diffusione visto che la stragrande maggioranza dei cristiani, per lo più ormai alfabetizzati, non la posseggono”.

Dall'inchiesta, osserva il Vescovo, emergono anche “alcune singolari sorprese”, tra le quali “la notevole attesa che gli uomini e le donne del nostro tempo hanno nei confronti delle Sante Scritture”, “da tutti guardate con grande rispetto”.

Molti, tuttavia, “rilevano che la Bibbia è un testo vero e capace di presentare valori importanti, ma è troppo alto e difficile da mettere in pratica”.

“Come passare dal fascino che le Scritture continuano a suscitare anche in una società secolarizzata come la nostra, a renderle una parola efficace e forte che cambia il cuore e la vita?”, ha chiesto monsignor Paglia.

“La sfida è grande – ha riconosciuto – e spetta ai credenti mostrare con le parole e con la vita che le pagine bibliche non sono belle ma astratte, bensì concrete e realizzabili”.

I dati della ricerca, infatti, mostrano che il testo biblico rimane “per molti versi sconosciuto e poco assimilato nei suoi contenuti specifici”.

In questo panorama, si delinea la necessità di ridare spazio alle “scuole della Parola”, che vanno “riprese e riattivate, dotandole di nuovi strumenti, in modo da aumentare ancora più la familiarità con i testi biblici”.

“È in questo orizzonte che deve porsi la lectio divina, il più antico e ricco dei metodi di ascolto delle Scritture”, che deve “trovare nuovi spazi e nuove forme sino a divenire il modo abituale nelle nostre comunità cristiane di avvicinarsi alla parola di Dio”.

Monsignor Paglia ha quindi auspicato che il Sinodo “susciti nell’intero mondo cristiano, da quello cattolico a quello ortodosso e protestante, un nuovo entusiasmo per la Bibbia”.

“E' giunto il tempo di avviare in maniera robusta una nuova 'devotio', la 'devozione' alle Sante Scritture perché diventino il libro dell’intero mondo cristiano”, ha dichiarato.

“Ogni cristiano deve avere la 'sua' propria Bibbia, quella che lo accompagna dovunque. Se così avviene, la Bibbia diventerà anche il libro del futuro delle nostre società, il Libro che le aiuterà ad essere più vicine alla via del Signore”.

“Le Scritture, all’inizio di questo terzo millennio che vedono un’alfabetizzazione generalizzata, possono essere il grande dono che i cristiani riscoprono per se stessi e che possono dare all’intera società”, ha concluso.





CITTA' DEL VATICANO, lunedì, 28 aprile 2008 (ZENIT.org).- «« Ritorna all'inizio
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"La gente chiede aiuto per capire la Bibbia"
Indagine della GfK Eurisko su incarico della Federazione Biblica Cattolica
Marta Lago
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Dalla popolazione adulta intervistata negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Olanda, Germania, Spagna, Francia, Italia, Polonia e Russia emerge una richiesta: aiuto per capire il significato della Bibbia, soprattutto per la propria vita e per la vita in comune.

Lo si apprende dalla ricerca su “La lettura delle Scritture in alcuni Paesi”, realizzata da GfK Eurisko con il patrocinio della Federazione Biblica Cattolica, presieduta dal Vescovo di Terni, monsignor Vincenzo Paglia, in vista del Sinodo dei Vescovi dell'ottobre prossimo su “La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa”.

Coordinatore del gruppo di ricerca e professore di Sociologia all'Università di Roma Tre, il professor Luca Diotallevi ha presentato questo lunedì i primi risultati della ricerca – relativa alla popolazione adulta in generale nei Paesi considerati – nella Sala Stampa della Santa Sede, di fronte a monsignor Paglia, al presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura, l'Arcivescovo Gianfranco Ravasi, e alla stampa internazionale.

Lungi dal rappresentare il testo di una minoranza, la Bibbia è un riferimento importante presente – in misure e forme diverse – nella vita e nella cultura di ampie maggioranze della popolazione, ha spiegato il professor Diotallevi.

Lo studio rivela la percezione, da parte del lettore, della Bibbia come qualcosa di complicato. Questa conclusione è uno dei principali risultati dello studio, secondo il sociologo, che sottolinea l'importanza del fatto che in ottobre i padri sinodali sappiano che la gente chiede non di essere convinta del valore della Bibbia, ma aiuto per capire il suo significato e soprattutto come applicarlo nella vita di ciascuno e in quella comunitaria.

La ricerca mostra che quanti difendono l'applicazione della Sacra Scrittura alla lettera – fondamentalisti o semplicemente letteralisti, ha detto il docente – non sono tra coloro che dimostrano una maggiore conoscenza biblica.

Dall'altro lato, sempre secondo la ricerca di GfK Eurisko, la pratica della lettura della Bibbia dipende, più che dal condividere credenze religiose, dalla partecipazione a eventi (riti) e gruppi (religiosi) che abbiano già questa abitudine. La lettura della Bibbia non risentirebbe inoltre della tendenza politica di destra o sinistra.

C'è invece un effetto secolarizzatore sottolineato dallo studio e che si concretizza in una frattura che divide il mondo anglosassone dall'Europa centro-occidentale. A un estremo ci sono gli Stati Uniti, dove tre persone su quattro hanno letto qualche volta la Bibbia negli ultimi dodici mesi; all'altro c'è la Spagna, dove sono solo una su cinque.

Il dislivello mostra gli effetti della secolarizzazione per la religione, sottolinea il professor Diotallevi. Sono migliori negli Stati Uniti e peggiori in generale nell'Europa centro-occidentale, con la positiva eccezione italiana.

Un altro dato emerso dalla ricerca è l'atteggiamento favorevole predominante, nelle popolazioni analizzate, per quanto riguarda lo studio della Bibbia nelle scuole: i sostenitori di questa opzione superano il 50% in Russia, Polonia, Italia, Regno Unito e Germania.

Una ricerca simile è stata avviata in Argentina, Sudafrica, Filippine e Australia per completare la prospettiva offerta, ha annunciato monsignor Paglia. E perché non aggiungere lo Stato della Città del Vaticano?, ha proposto scherzando monsignor Ravasi.

Nella presentazione dei primi risultati, il presidente del dicastero per la Cultura ha sottolineato la conseguenza ermeneutica, ritenendo molto soddisfacente il fatto che tra gli intervistati si consideri fondamentale il ricorso all'interpretazione delle Scritture. La componente ermeneutica, sottolinea il presule, viene sentita come un'esigenza fondamentale.





ROMA, mercoledì, 30 aprile 2008 (ZENIT.org).- «« Ritorna all'inizio
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"Come comunicare efficacemente convinzioni di matrice cristiana"
Secondo monsignor Rodríguez Luño
Marta Lago
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Una comunicazione cristiana efficace deve soddisfare la consistenza delle idee più che intenzioni individuali o argomentazioni dialettiche, avverte monsignor Ángel Rodríguez Luño nel seminario internazionale che celebra a Roma la Pontificia Università della Santa Croce.

"Comunicazione della Chiesa e cultura della controversia" è il tema di questa VI convocazione professionale sugli Uffici di Comunicazione della Chiesa, alla quale partecipano dal 28 al 30 aprile, in vari modi, 300 persone di circa 60 Paesi.

Inserito nel magistero di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, l'intervento di monsignor Rodríguez Luño - "Comunicare le proprie convinzioni" - ha ricordato che "la comunicazione genera cultura e la cultura si trasmette mediante la comunicazione", un nesso che suscita grande interesse nell'etica, visto che "il raggiungimento della consapevolezza morale personale non è indipendente dalla comunicazione e dalla cultura".

"Se all'etica interessa il rapporto tra comunicazione, cultura e consapevolezza morale personale, ai professionisti della comunicazione importa soprattutto che la cultura possiede una logica immanente e oggettivata, nella quale le idee e i sentimenti hanno una consistenza e uno sviluppo in certo modo autonomi", ha sottolineato.

Secondo il teologo, "è come se le idee, quando escono dalla coscienza e passano al piano della comunicazione, si separassero dalle menti singolari che le hanno prodotte, e cominciassero a vivere una vita propria e a svilupparsi con una forza che dipende solo da se stesse, dalla loro consistenza oggettiva e dalla loro dinamica intrinseca, forse ben diverse dall'intenzionalità della persona o delle persone che le hanno messo in circolazione".

Per questo, avverte che "chi attraverso la comunicazione aspira a intervenire positivamente, cristianamente potremmo dire noi, nella creazione e trasmissione della cultura, deve fare attenzione alla consistenza e allo sviluppo oggettivo delle idee più che all'intenzionalità delle singole persone, agli argomenti ad hominem, alle battute fortunate o alle argomentazioni puramente dialettiche".

"Con un colpo ad effetto si può far momentaneamente tacere l'avversario - ammette -, ma se la maggiore o minore consistenza intrinseca delle sue idee e le loro possibili linee di sviluppo non sono state capite e oggettivamente neutralizzate con una risposta culturalmente adeguata, tali idee avranno lunga vita, anche se l'avversario è stato ridotto al silenzio".

Conoscitori di questo processo, i professionisti della comunicazione "mettono alla base di ogni strategia comunicativa un lavoro di analisi volto a capire i punti di forza della posizione contraria", perché, come sottolinea monsignor Rodríguez Luño, "solo una posizione ben capita può essere efficacemente contrastata" con efficacia, cioè riuscendo "ad elaborare una prospettiva positiva che conservi e superi ciò che di buono c'è nella posizione dell'avversario".

Tra le situazioni di questo tipo che si verificano frequentemente nelle società pluraliste, il docente di Teologia segnala "il conflitto tra libertà e verità", o in modo simile la questione del relativismo.

In questi fenomeni, il punto di sostegno è la realtà storica per la quale nel corso dei secoli "alcuni hanno sacrificato violentamente la libertà sull'altare della verità, creando così una contrapposizione tra verità e libertà che la sensibilità odierna intende far valere interamente in favore della libertà".

Nella comunicazione delle convinzioni cristiane, secondo Rodríguez Luño, si deve sempre evitare di "usare parole o atteggiamenti che vengano a rafforzare ciò che nella mentalità relativista è più persuasivo, vale a dire, far pensare che il cristiano convinto è uno sempre pronto a sacrificare la libertà sull'altare della verità".

"La comunicazione delle convinzioni cristiane, o più in generale la comunicazione di contenuti etici positivi, deve mostrare coi fatti, e non solo con le parole, che tra verità e libertà esiste vera armonia - sottolinea -, e ciò richiede dimostrare sempre una consapevolezza convinta, e non solo tattica, del valore e del senso della libertà personale".

Un'altra situazione frequente di fronte alla quale si troverà chi si occupa di presentare all'opinione pubblica gli atteggiamenti della Chiesa è il "dovere di esporre e motivare delle critiche ad alcune leggi dello Stato o a qualche provvedimento governativo".

Offrire una risposta culturalmente adeguata in questi casi "richiede innanzitutto un grande senso dello Stato, una fine consapevolezza dei valori etico-politici delle diverse istituzioni dello Stato moderno, consapevolezza che non deve restare offuscata neppure dal fatto, forse molto doloroso, che l'atto parlamentare tale o quale, con il quale si ha a che fare nel momento presente, lo si ritiene nettamente sbagliato".

A volte accade anche che "la posizione sostenuta dalla Chiesa su materie etiche viene a coincidere con quella di tutti o di molti dei cittadini che militano legittimamente in una parte politica", una situazione delicata perché, sottolinea il professore, "possono scaturire critiche alla Chiesa come se essa appoggiasse non una posizione etica o etico-politica, ma un gruppo concreto di cittadini in quanto essi sono una delle parti politiche in lotta".

E' quando la Chiesa viene accusata - molte volte come pretesto o con intenzioni negative - "di intromettersi nelle politiche dello Stato, compromettendone la laicità", spiega.

Per offrire una risposta adeguata alla consistenza oggettiva delle critiche, monsignor Rodríguez Luño spiega, in primo luogo, che "tutti i cittadini, anche coloro che sono membri di un organo legislativo o di governo, hanno il diritto e il dovere di sostenere motivatamente le soluzioni che in coscienza ritengono utili per il bene del proprio Paese".

"Le soluzioni politiche vanno valutate per il loro valore intrinseco e per le argomentazioni razionali che le sostengono", aggiunge.

In secondo luogo ricorda la distinzione tra i compiti dello Stato e quelli della Chiesa. Al primo "spetta interrogarsi sul modo di realizzare concretamente la giustizia qui e ora"; da parte sua, la dottrina sociale cattolica si offre come un aiuto, argomentando "a partire dalla ragione e dal diritto naturale".

"Se vogliamo dare un piccolo contributo al grande compito di illuminare il mondo della comunicazione e della cultura con la luce del Vangelo, occorre adoperarsi affinché l'oscurità dell'avversario, qualora ci fosse, non tolga alle nostre parole e atteggiamenti la luminosità che scaturisce dal messaggio cristiano, che è fatto di amore della libertà, ricerca sincera della verità, rispetto dell'autonomia delle cose temporali, attenzione alla consistenza oggettiva delle critiche, e amicizia magnanima verso tutte le persone", ha concluso.





CITTA' DEL VATICANO/ROMA, mercoledì, 7 maggio 2008 (ZENIT.org).- «« Ritorna all'inizio
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"Benedetto XVI torna a incoraggiare l'adorazione eucaristica"
Promossa da suor Maria Maddalena dell'Incarnazione, beatificata sabato
Marta Lago
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Benedetto XVI esorta a promuovere l'amore per l'Eucaristia perché nascano gruppi di “adoratori” di Gesù Sacramentato.

E' l'appello che ha rinnovato questo mercoledì, al termine dell'Udienza Generale celebrata in Piazza San Pietro in Vaticano, salutando il pellegrinaggio diretto dalle Adoratrici Perpetue del Santissimo Sacramento per la beatificazione della loro fondatrice.

La Basilica papale di San Giovanni in Laterano ha accolto sabato il rito con cui è stata elevata agli altari Maria Maddalena dell'Incarnazione, al secolo Caterina Sordini.

Originaria di Porto Santo Stefano (Grosseto), dove nacque nel 1770, la nuova beata entrò a 18 anni nel monastero francescano di Ischia di Castro, dove rimase per due decenni. In seguito si trasferì a Roma, dove, per ispirazione del Signore, fondò il monastero dell'Ordine delle Adoratrici Perpetue del Santissimo Sacramento. Morì a Roma nel 1824. La Santa Sede aveva riconosciuto nel 1818 l'Istituto, che ha circa cento monasteri nel mondo.

Rivolgendo un “cordiale pensiero” al pellegrinaggio promosso dalle religiose per questa beatificazione – che ha anche salutato domenica dopo il Regina Caeli –, il Papa ha affermato: “Incoraggio a promuovere sempre più l'amore per l'Eucarestia affinché sorgano, accanto ad ogni Monastero dell'Ordine, gruppi di 'adoratori'”.

“Si realizzerà così l'anelito della vostra Beata Fondatrice che amava ripetere: 'Gesù sia da tutti conosciuto, amato, adorato e ringraziato ogni momento nel SS.mo e Divinissimo sacramento'”, ha aggiunto.

Quella della beata non è stata né fuga né evasione dalla realtà: la sua anima “fortemente contemplativa” è “una provocazione” “rivolta a noi, al massimo impegno nel comportarci da credenti, sempre e ovunque”, “per realizzare dentro di noi e nel mondo il Regno di Dio, che è regno di pace, giustizia, santità e amore”, ha detto sabato nella sua omelia il Cardinale José Saraiva Martins.

Come delegato del Papa, il prefetto della Congregazione vaticana per le Cause dei Santi ha celebrato la beatificazione della religiosa nella Basilica lateranense, alla vigilia della solennità dell'Ascensione del Signore.

“Gesù non ci abbandona, ma rimane con noi”, ha spiegato il porporato portoghese, e “il massimo grado di intensità del suo stare con noi si compie nel sacramento dell'Eucaristia, nel suo duplice aspetto di celebrazione e di permanenza”.

“Ha creduto fermamente alle parole di Gesù” Maria Maddalena dell'Incarnazione, una donna che “ripresenta a noi la sua testimonianza di fede nella presenza del Figlio di Dio nella vita della Chiesa, incentrata nell'Eucaristia”, ha proseguito.

“Affascinata dal Mistero eucaristico”, la religiosa ha fatto della propria vita “un atto di adorazione”, ha ricordato il Cardinale Saraiva Martins. “La sua grande missione – ricevuta dal Signore stesso – è stata quella di proporre” “l'esperienza di un'adorazione che fosse 'perpetua'”.

“Come Gesù permane nel sacramento anche dopo che sia terminato il momento celebrativo, così è necessario che noi rimaniamo con Lui” in un'adorazione che “si prolunghi nel tempo”, di modo che l'Eucaristia sia “memoria perenne dell'Amore di Dio per gli uomini, un fuoco capace di incendiare ogni angolo della terra”.

Secondo il porporato, la testimonianza della nuova beata è uno stimolo a “non perdere mai la convinzione dell'importanza fondamentale ed insostituibile della preghiera”, e soprattutto a riconoscere all'Eucaristia il suo ruolo di fons et culmen - sorgente e compimento - nella nostra vita di fede”.

La religiosa ricorda che “è dal cuore di Gesù eucaristico che sgorga misteriosamente una vita nuova in grado di rinnovare il popolo cristiano”.

“La beata Madre Sordini – ha concluso il Cardinale prefetto – pensava i suoi monasteri come centri di irradiazione spirituale per l'intera umanità. In effetti, l'adorazione del Pane eucaristico spezzato deve spingere il cristiano, a sua volta, a 'spezzare' la propria persona e a rivoluzionare il proprio stile di vita per offrirsi ai fratelli”.





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"Mi stavo domandando se tu potessi darmi qualche dritta per aiutarmi ad aprirmi completamente col mio Direttore Spirituale, mi è difficile farlo, ma sò che dovrò eventualmente dirgli del discernimento della mia vocazione."
Maria

Maria chiede:

Mi stavo domandando se tu potessi darmi qualche dritta per aiutarmi ad aprirmi completamente col mio Direttore Spirituale, mi è difficile farlo, ma sò che dovrò eventualmente dirgli del discernimento della mia vocazione... Grazie per il tuo aiuto!

Cara Maria,

La cosa principale che ti può far aprire con il tuo direttore spirituale è il ricordarti la ragione per cui ne hai uno. La ragione per cui abbiamo un direttore spirituale è perché ci confondiamo così facilmente quando proviamo ad auto-medicarci spiritualmente. Non siamo dei bravi giudici quando si tratta di noi stessi. Quindi il nostro direttore spirituale fornisce un altro paio di occhi per aiutarci a vedere più chiaramente chi siamo e che cosa Dio vuole che facciamo.

Quindi, ricordati che il tuo direttore spirituale è la persona messa da Dio qui per aiutarti a riconoscere la sua voce e trovare la via verso di Lui.

Ricorda inoltre che è suo interesse aiutarti ad essere una buona amica di Gesù, e a crescere nella tua relazione con Lui. Il tuo direttore spirituale sarà capace d'aiutarti a vedere se i tuoi pensieri riguardo la tua vocazione vengono da Dio o no, e che cosa devi fare in ciascuno dei casi. Ti aiuterà anche a essere forte quando ti senti debole e a trovare la luce quando ti senti insicura.

Che Dio ti benedica.





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"C'è qualcosa che io sento che viene da fuori, e mi da un senso di tristezza al cuore quando penso alla mia vita futura."
Giancarlo

Giancarlo chiede:

Giancarlo chiede:

Caro Padre Giuseppe, mi perdoni se la disturbo. Mi chiamo Giancarlo ed ho 25 anni, mi trovo in una situazione spirituale particolare: da ormai qualche anno c'è qualcosa che io sento che viene da fuori, e mi da un senso di tristezza al cuore quando penso ad una ragazza o ad un mio futuro lavoro (sto per laurearmi in scienze politiche), sensazione che passa subito quando mi immagino prete e sento una gran pace dentro. Il problema è che questa sensazione è come se qualcuno me la mettesse dentro, perchè io non voglio fare il prete, sono cattolico praticante e partecipo a tutte le funzioni insieme alla mia famiglia, ma ho sempre sognato un'altro tipo di vita, continuo a cercare la ragazza della mia vita incurante di questa sensazione, secondo lei sto commettendo un grave peccato: continuo a sentire questa voce come estranea e cerco di rifiutarla? Anche perchè continuano a piacermi molto le ragazze ed in questo periodo ho provato anche dei sentimenti per due in particolare. La prego mi risponda presto. Grazie e mi scusi molto per il disturbo.

Giancarlo

Caro Giancarlo,

grazie per la mail e per la fiducia. Beh, vedo che nel tuo cuore c'è un po' di confusione, da una parte ciò che senti dentro, dall'altra ciò che ti piacerebbe di più, infine i sentimenti verso le ragazze che peró non si concretizzano in un cammino determinato ma in sensazioni ed amicizie. In tutto questo mi pare di capire che hai la grande opportunità di fare un po' più di chiarezza e di vedere fino in fondo qual'è il cammino che Dio ha pensato per te: da una parte il Signore non fa le cose a metà e se nel tuo cuore ci sono alcuni indizi o per lo meno chiamiamoli "sintomi" di chiamata forse vale la pena vedere più in profondità. Se il Signore, invece, ha pensato una ragazza per te non aver paura che questa arriverà. Non fermarti soltanto a ció che a te piace o non piace fare, non rimanere sordo alle ispirazioni che il Signore può mettere nel tuo cuore. Per questo motivo ti potrebbe aiutare molto, contemplando la tua vita in modo globale e avendo una volta per tutte punti fermi e chiari, un cammino di discernimento, un progetto con il quale poter mettersi di fronte a Dio e con molta pace verificare, capire e seguire ció che vuole per te. Per questo discernimento consiglio sempre alcuni punti fondamentali: una vita di preghiera fatta con il cuore e in unione con Maria, la ricerca di un buon direttore spirituale, la vita sacramentale, alcuni momenti di confronto e di comunione in qualche comunità religiosa di spessore spirituale. È un cammino, secondo me, molto valido che ti porterà a contemplare la tua vita con gli occhi del Signore





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"Il volermi unire ad una comunità religiosa, per fare di più per Cristo"
Michela

Michela chiede:

Sono una giovane psicologa polacca. Ho scelto questa disciplina perché desideravo essere utile agli altri, aiutare e sostenere il prossimo. Ma ora penso che non sia la giusta via. Mi vedo vicino ad un letto d'ospedale, vicino ad un essere umano sofferente. Ma non semplicemente come volontario, alcune volte alla settimana, un ora al giorno, non mi sembra sufficente. Voglio mettere Cristo, che è negli altri esseri umani, al centro della mia vita. Voglio lasciare ogni cosa che lega le mie mani, la mia anima, la mia mente e diventare una serva d'amore in una comunità, che esprime questa stessa mia idea riguardo agli esseri umani che soffrono. Ma non sono ancora sicura se decidermi per questo passo. Qualche volta penso: magari è solo uno sfuggire dalla realtà quotidiana o cerco una differente spiegazione. Ma nulla ferma questo magnetismo inusuale che sento dentro di me, che mi spinge direttamente sulla via di una vita in comunità. Quello che chiedo è semplicemente un consiglio e un aiuto in questo difficile momento della mia vita. Grazie!

Cara Michela,

Non penso che tu debba dubitare ancora, prima di fare il prossimo passo verso la tua vocazione. I tuoi motivi (per essere vicina e servire Cristo nelle persone che soffrono) vengono dall'amore che Dio pone nei nostri cuori attraverso lo Spirito Santo. Non sto dicendo che tu abbia indubbiamente una vocazione e che dovresti immediatamente lasciare tutto semplicemente che hai ogni ragione per supporre che potresti avere una vocazione, e che dovresti provare a verificare se ce l'hai concretamente.

Per fare questo, prima di tutto continua a pregare ed ad offrire te stessa a Cristo, dicendogli che tu vuoi amarlo e servirlo totalmente in ogni modo che Lui voglia. Mentre fai questo, se non hai già in mente una comunità dove pensi di poter essere accolta, inizia la tua ricerca. Ti senti chiamata ad uno specifico ministero. Questo dovrebbe rendere la tua ricerca più facile. Sarà anche possibile per il tuo parroco darti qualche suggerimento. Una volta identificata una cumunità nella quale pensi di poter essere chiamata, parla con la persona incaricata delle vocazioni. Lei potra guidarti al posso successivo nella tua riflessione, e ti aiuterà a discernere la realtà della tua chiamata. Potrai, quindi, arrivare ad una conclusione. Le mie preghiere ti seguiranno.

Che Dio ti benedica.





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