13Marzo 2006

Anno II, Numero 6

Sposorizzato dai Legionari di Cristo e dal Regnum Christi
ShoreLines - un servizio di vocazione.org
 
Cerca le Domande frequenti

Manda in regalo un'abbonamento
Manda un'abbonamento in regalo gratis a chiunque scrivendo qui il loro indirizzo email.


Agisci
 
 

questa settimana su ShoreLines

Meditazione dal Santo Padre »

“La Quaresima è il tempo privilegiato del pellegrinaggio interiore verso Colui che è la fonte della Misericordia”.

Una Pillola per lo Spirito »

Sono pronto, Signore

CITTA' DEL VATICANO, martedì, 7 marzo 2006 (ZENIT.org) »

Esercizi spirituali: Gesù chiama i discepoli poveri e peccatori

9 APRILE 2006 »

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI PER LA XXI GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ

 



Meditazione dal Santo Padre «« Ritorna all'inizio
Salta all'articolo successivo »»
"“La Quaresima è il tempo privilegiato del pellegrinaggio interiore verso Colui che è la fonte della Misericordia”."
La Chiesa ogni anno si unisce al Mistero di Gesù nel deserto con i quaranta giorni della Quaresima (cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, n° 540).
Papa Benedetto XVI

In questo tempo di grazia quaresimale vi invito ad aprire i vostri cuori ai doni che Dio desidera darvi.

La Quaresima è un particolarissimo tempo di grazia e ciascuno può farne tesoro se vive questo tempo con cuore aperto; non basta infatti esserne spettatori ma occorre divenirne partecipi. Occorre vivere il tempo salvifico, entrare nel mistero che si contempla, esserne parte viva e attiva.

Non siate chiusi, ma con la preghiera e la rinuncia dite sì a Dio.

L’invito che Maria continua a ripeterci diventa in questo tempo particolarmente pressante ed anche ricco di promesse. Chi ha già da tempo detto sì a Dio rinnovi il suo sì, lo affidi al Battista nelle acque del Giordano, lo esponga alla benedizione del Padre celeste. Chi ha dimenticato il sì pronunciato un tempo si lasci riconciliare con Dio (cfr 2 Cor 5, 20).

Chi non ha mai detto sì lo dica ora, lo dica subito, è ancora in tempo. Ciascuno apra il cuore a Dio; con la preghiera e la rinuncia dica sì a Dio. Il sì che Dio attende da noi è l’Eccomi, si faccia di me secondo la tua parola detto da Maria all’Angelo (Lc 1, 38); è l’Eccomi, io vengo, o Padre, a fare la Tua volontà detto da Gesù (cfr Eb 10, 7-9; Mc 14, 36).

Non si tratta di ripetere formule o di inventarne di nuove; si tratta di lasciarsi raggiungere da Dio con la preghiera e la rinuncia e, una volta raggiunti, stare con Lui, comunicare con Lui; come Gesù, come Maria. Occorre rinunciare alle voci che coprono la Voce, alle luci che offuscano la Luce, agli amori che distruggono l’Amore, alle ricchezze che dissipano la Ricchezza, alle speranze che soffocano la Speranza. Rinuncia equivale a digiuno.

Preghiera è canalizzazione della grazia salvifica. Pregare è respirare lo Spirito, è immergersi in Dio, naufragare nel Suo Amore. Pregare è lodare Dio in ogni circostanza, nella gioia e nel dolore, nella fatica e nel riposo, nella salute e nella malattia, perché sempre, anche quando non Lo sentiamo, Egli è accanto a noi, è con noi. Non siamo mai soli; Gesù è con noi tutti i giorni

e lo sarà fino alla fine del mondo (cfr Mt 28, 13).

In questo tempo di grazia diciamo sì a Dio. Rinnoviamo con consapevolezza le nostre promesse battesimali; la fede in Cristo e la rinuncia a satana, a tutte le sue opere, alle sue seduzioni. Attingiamo nel sacramento della confessione il perdono dei peccati e il dono della riconciliazione con Dio e con i fratelli. Accogliamo nella santa Eucaristia il dono della vita in Cristo e la forza di farci dono per i fratelli.

Non siate chiusi, ma con la preghiera e la rinuncia dite sì a Dio e Lui vi darà in abbondanza. Anzi, il Suo dono ce lo ha già donato; e lì, davanti a noi, è addirittura in noi; attende solo di essere riconosciuto e accolto: è Cristo Gesù!

Come in primavera la terra si apre al seme e porta frutto il centuplo, il nostro cuore si apra al Regno di Dio che scenderà come pioggia sull’erba, come acqua che irrora la terra e così nel mondo fiorirà la giustizia e abbonderà la pace (Sal 71 (72), 6-7).

Maria è con noi e ci ama con amore tenero. Proprio tenero come un germoglio, come un virgulto primaverile. È la Vita che in Lei sboccia e che dona a noi. È il germoglio di Iesse (Is 11, 1) che attende di fiorire in noi.





Una Pillola per lo Spirito «« Ritorna all'inizio
Salta all'articolo successivo »»
"Sono pronto, Signore"
Quando mi chiami al tuo servizio nel tuo immenso amore
J. Lebret

Signore, Tu mi chiami ed io ho paura di dir di sì.

Tu mi vuoi ed io cerco di sfuggirti.

Tu chiedi d’impossessarti di me ed io mi rifiuto.

Così, non afferro tutto quello che vuoi da me.

Tu t’aspetti il dono completo; questo è certo.

E io talvolta sono pronto a farlo, nei limiti delle mie possibilità.

La tua grazia mi spinge interiormente, e allora tutto mi pare facile.

Ma ben presto mi riscuoto, esito, non appena mi accorgo di quello

che debbo abbandonare e quanto è dolorosa la rottura definitiva.

O Signore, sono in ansia e lotto nella notte.

Dammi la forza di non rifiutarmi.

Illuminami nella scelta di ciò che vuoi tu.

Io sono pronto.....





CITTA' DEL VATICANO, martedì, 7 marzo 2006 (ZENIT.org) «« Ritorna all'inizio
Salta all'articolo successivo »»
"Esercizi spirituali: Gesù chiama i discepoli poveri e peccatori"
Meditazioni di questo martedì dirette dal Cardinale Marco Cé
Cardinale Marco Cé

Gesù chiama a seguirlo i discepoli poveri e peccatori, ha constatato il Cardinale Marco Cé, patriarca emerito di Venezia, questo martedì mattina, secondo giorno di esercizi spirituali.

Le prime due meditazioni della giornata, rivolte a Benedetto XVI e ai suoi collaboratori della Curia romana nella cappella dedicata alla Madre del Redentore, nel palazzo apostolico vaticano, si sono concentrate sulla chiamata dei dodici apostoli da parte di Cristo, narrata nel Vangelo di Marco.

Secondo il predicatore, la chiamata dei discepoli è una delle immagini simboliche della vita di fede, perché mostra elementi caratteristici dell'appello di ogni cristiano a seguire Gesù: la "conversione radicale", il "distacco", il fatto che in primo luogo sia un'"assoluta iniziativa di Gesù".

Ricordando la chiamata dei dodici apostoli, il porporato, secondo quanto raccolto dalla cronaca fornita dalla "Radio Vaticana", ne ha ricordato lo scenario: la Galilea, terra di gente povera.

L'umiltà in contrasto con la saggezza ostentata dagli uomini è una costante della vita di Cristo, ha riconosciuto il predicatore. I suoi prescelti sono pescatori, gente che vede come la semplicità della sua vita ordinaria venga sconvolta da tre parole: "convertitevi", "credete" e "lieta notizia".

"Il senso più radicale della conversione a cui la Quaresima ci invita è la sequela Christi", ha affermato Cé.

Secondo il Cardinale, "convertirsi non è prima di tutto una inversione morale della vita: è un riorientamento di essa verso l'adorabile persona del Signore Gesù, è un'apertura radicale della vita a Cristo, una consegna della vita a Lui".

Evocando la chiamata degli apostoli, ha spiegato che è stato Gesù ad avvicinarsi a Pietro e ai suoi futuri compagni di viaggio, stravolgendo i costumi dell'epoca perché, ad esempio, non erano i rabbini ad andare incontro ai loro seguaci.

Questo stile mostra l'annuncio "totalmente nuovo" che Cristo sta per fare del Regno di Dio e il carattere "altrettanto nuovo" della "signoria" di Gesù sui suoi discepoli: non opprime ma libera, chiedendo una risposta piena al suo invito a seguirlo.

Lo scenario della seconda meditazione della mattina è stato il villaggio di pescatori di Cafarnao, la casa dell'apostolo Pietro, dove Gesù ha curato un paralitico che era stato introdotto dal tetto da quattro persone che si erano caricate in spalla il suo lettuccio, impressionando Gesù con la propria fede.

La solidarietà di quelle quattro persone nei confronti del malato, ha spiegato il patriarca, costituisce un'immagine della vocazione delle persone che hanno consacrato la loro vita a Dio nella Chiesa.

"Talora ci vien fatto di pensare che il nostro ruolo nella Chiesa sia piuttosto lontano, per ciò che abbiamo sognato il giorno in cui diventammo preti", ha riconosciuto rivolgendosi direttamente al Papa e ai Cardinali, Vescovi, sacerdoti e religiosi.

"Può accadere che l'età o la malattia ci estranino dalla pastorale attiva. E' il momento in cui pensare alla comunione che nella Chiesa ci lega a tutti e ci fa tutti portantini necessari per la salvezza dei fratelli", ha suggerito.

"Allora ha senso il nostro lavoro, anche nascosto o di poca soddisfazione, hanno senso la fatica e talora la durezza delle situazioni da affrontare, ha senso - e come - la malattia, ha senso anche l'anzianità, con la sua maggiore fragilità, la diminuzione delle forze", ha aggiunto.

"Si aprono però - ha concluso - in alcune di queste situazioni anche gli spazi della libertà interiore, quando la nostra debolezza diventa forza per chi lavora sui difficili campi dell'annuncio del Vangelo".





9 APRILE 2006 «« Ritorna all'inizio
Salta all'articolo successivo »»
"MESSAGGIO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI PER LA XXI GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ"
“Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino” (Sal 118[119], 105)
BENEDICTUS XVI PP.

Cari giovani!

Nel rivolgermi con gioia a voi che state preparandovi alla XXI Giornata Mondiale della Gioventù, rivivo nel mio animo il ricordo delle arricchenti esperienze fatte nell’agosto dello scorso anno in Germania. La Giornata di quest’anno verrà celebrata nelle diverse Chiese locali e sarà un’occasione opportuna per ravvivare la fiamma di entusiasmo accesa a Colonia e che molti di voi hanno portato nelle proprie famiglie, parrocchie, associazioni e movimenti. Sarà al tempo stesso un momento privilegiato per coinvolgere tanti vostri amici nel pellegrinaggio spirituale delle nuove generazioni verso Cristo.

Il tema che propongo alla vostra considerazione è un versetto del Salmo 118 [119]: “Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino” (v. 105). L’amato Giovanni Paolo II ha commentato così queste parole del Salmo: “L’orante si effonde nella lode della Legge di Dio, che egli adotta come lampada per i suoi passi nel cammino spesso oscuro della vita” (Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XXIV/2, 2001, p. 715). Dio si rivela nella storia, parla agli uomini e la sua parola è creatrice. In effetti, il concetto ebraico “dabar”, abitualmente tradotto con il termine “parola”, sta a significare tanto parola che atto. Dio dice ciò che fa e fa ciò che dice. Nell’Antico Testamento annuncia ai figli d’Israele la venuta del Messia e l’instaurazione di una “nuova” alleanza; nel Verbo fatto carne Egli compie le sue promesse. Lo evidenzia bene anche il Catechismo della Chiesa Cattolica: “Cristo, il Figlio di Dio fatto uomo, è la Parola unica, perfetta e definitiva del Padre, il quale in lui dice tutto, e non ci sarà altra parola che quella” (n. 65). Lo Spirito Santo, che ha guidato il popolo eletto ispirando gli autori delle Sacre Scritture, apre il cuore dei credenti all’intelligenza di quanto è in esse contenuto. Lo stesso Spirito è attivamente presente nella Celebrazione eucaristica quando il sacerdote, pronunciando “in persona Christi” le parole della consacrazione, converte il pane e il vino nel Corpo e Sangue di Cristo, perché siano nutrimento spirituale dei fedeli. Per avanzare nel pellegrinaggio terreno verso la Patria celeste, abbiamo tutti bisogno di nutrirci della parola e del pane di Vita eterna, inseparabili tra loro!

Gli Apostoli hanno accolto la parola di salvezza e l’hanno tramandata ai loro successori come un gioiello prezioso custodito nel sicuro scrigno della Chiesa: senza la Chiesa questa perla rischia di perdersi o di frantumarsi. Cari giovani, amate la parola di Dio e amate la Chiesa, che vi permette di accedere a un tesoro di così alto valore introducendovi ad apprezzarne la ricchezza. Amate e seguite la Chiesa, che ha ricevuto dal suo Fondatore la missione di indicare agli uomini il cammino della vera felicità. Non è facile riconoscere ed incontrare l’autentica felicità nel mondo in cui viviamo, in cui l’uomo è spesso ostaggio di correnti di pensiero, che lo conducono, pur credendosi “libero”, a perdersi negli errori o nelle illusioni di ideologie aberranti. E’ urgente “liberare la libertà” (cfr Enciclica Veritatis splendor, 86), rischiarare l’oscurità in cui l’umanità sta brancolando. Gesù ha indicato come

ciò possa avvenire: “Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Gv 8, 31-32). Il Verbo incarnato, Parola di Verità, ci rende liberi e

dirige la nostra libertà verso il bene. Cari giovani, meditate spesso la parola di Dio, e lasciate che lo Spirito Santo sia il vostro maestro. Scoprirete allora che i pensieri di Dio non sono quelli degli uomini; sarete portati a contemplare il vero Dio e a leggere gli avvenimenti della storia con i suoi occhi; gusterete in pienezza la gioia che nasce dalla verità. Sul cammino della vita, non facile né privo di insidie, potrete incontrare difficoltà e sofferenze e a volte sarete tentati di esclamare con il Salmista: “Sono stanco di soffrire” (Sal 118 [119], v. 107). Non dimenticate di aggiungere insieme con lui: “Signore, dammi vita secondo la tua parola... La mia vita è sempre in pericolo, ma non dimentico la tua legge” (ibid., vv. 107.109). La presenza amorevole di Dio, attraverso la sua parola, è lampada che dissipa le tenebre della paura e rischiara il cammino anche nei momenti più difficili.

Scrive l’Autore della Lettera agli Ebrei: “La parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore” (4,12). Occorre prendere sul serio l’esortazione a considerare la parola di Dio come un’“arma” indispensabile nella lotta spirituale; essa agisce efficacemente e porta frutto se impariamo ad ascoltarla, per poi obbedire ad essa. Spiega il Catechismo della Chiesa Cattolica: “Obbedire (ob-audire) nella fede è sottomettersi liberamente alla Parola ascoltata, perché la sua verità è garantita da Dio, il quale è la Verità stessa” (n. 144). Se Abramo è il modello di questo ascolto che è obbedienza, Salomone si rivela a sua volta un ricercatore appassionato della sapienza racchiusa nella Parola.

Quando Dio gli propone: “Chiedimi ciò che io devo concederti”, il saggio re risponde: “Concedi al tuo servo un cuore docile” (1 Re 3,5.9). Il segreto per avere “un cuore docile” è di formarsi un cuore capace di ascoltare. Ciò si ottiene meditando senza sosta la parola di Dio e restandovi radicati, mediante l’impegno di conoscerla sempre meglio.

Cari giovani, vi esorto ad acquistare dimestichezza con la Bibbia, a tenerla a portata di mano, perché sia per voi come una bussola che indica la strada da seguire. Leggendola, imparerete a conoscere Cristo. Osserva in proposito San Girolamo: “L’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo” (PL 24,17; cfr Dei Verbum, 25). Una via ben collaudata per approfondire e gustare la parola di Dio è la lectio divina, che costituisce un vero e proprio itinerario spirituale a tappe. Dalla lectio, che consiste nel leggere e rileggere un passaggio della Sacra Scrittura cogliendone gli elementi principali, si passa alla meditatio, che è come una sosta interiore, in cui l’anima si volge a Dio cercando di capire quello che la sua parola dice oggi per la vita concreta.

Segue poi l’oratio, che ci fa intrattenere con Dio nel colloquio diretto, e si giunge infine alla contemplatio, che ci aiuta a mantenere il cuore attento alla presenza di Cristo, la cui parola è “lampada che brilla in luogo oscuro, finché non spunti il giorno e la stella del mattino si levi nei vostri cuori” (2 Pt 1,19). La lettura, lo studio e la meditazione della Parola devono poi sfociare in una vita di coerente adesione a Cristo ed ai suoi insegnamenti.

Avverte San Giacomo: “Siate di quelli che mettono in pratica la Parola e non soltanto ascoltatori, illudendo voi stessi. Perché se uno ascolta soltanto e non mette in pratica la Parola, somiglia a un uomo che osserva il proprio volto in uno specchio: appena s’è osservato, se ne va, e subito dimentica com’era. Chi invece fissa lo sguardo sulla legge perfetta, la legge della libertà, e le resta fedele, non come un ascoltatore smemorato ma come uno che la mette in pratica, questi troverà la sua felicità nel praticarla” (1,22-25). Chi ascolta la parola di Dio e ad essa fa costante riferimento poggia la propria esistenza su un saldo fondamento. “Chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica – dice Gesù - è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia” (Mt 7,24): non cederà alle intemperie.

Costruire la vita su Cristo, accogliendone con gioia la parola e mettendone in pratica gli insegnamenti: ecco, giovani del terzo millennio, quale dev’essere il vostro programma! E’ urgente che sorga una nuova generazione di apostoli radicati nella parola di Cristo, capaci di rispondere alle sfide del nostro tempo e pronti a diffondere dappertutto il Vangelo. Questo vi chiede il Signore, a questo vi invita la

Chiesa, questo il mondo - anche senza saperlo – attende da voi! E se Gesù vi chiama, non abbiate paura di rispondergli con generosità, specialmente quando vi propone di seguirlo nella vita consacrata o nella vita sacerdotale. Non abbiate paura; fidatevi di Lui e non resterete delusi.

Cari amici, con la XXI Giornata Mondiale della Gioventù, che celebreremo il prossimo 9 aprile, Domenica delle Palme, intraprenderemo un ideale pellegrinaggio verso l’incontro mondiale dei giovani, che avrà luogo a Sydney nel luglio 2008. Ci prepareremo a questo grande appuntamento riflettendo insieme sul tema Lo Spirito Santo e la missione, attraverso tappe successive".

Quest’anno l’attenzione si concentrerà sullo Spirito Santo, Spirito di verità, che ci rivela Cristo, il Verbo fatto carne, aprendo il cuore di ciascuno alla Parola di salvezza, che conduce alla Verità tutta intera. L’anno prossimo, 2007, mediteremo su un versetto del Vangelo di Giovanni: “Come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri” (13,34) e scopriremo ancor più a fondo come lo Spirito Santo sia Spirito d’amore, che infonde in noi la carità divina e ci rende sensibili ai bisogni materiali e spirituali dei fratelli. Giungeremo, infine, all’incontro mondiale del 2008, che avrà per tema: “Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni” (At 1,8).

Sin d’ora, in un clima di incessante ascolto della parola di Dio, invocate, cari giovani, lo Spirito Santo, Spirito di fortezza e di testimonianza, perché vi renda capaci di proclamare senza timore il Vangelo sino agli estremi confini della terra. Maria, presente nel Cenacolo con gli Apostoli in attesa della Pentecoste, vi sia madre e guida. Vi insegni ad accogliere la parola di Dio, a conservarla e a meditarla nel vostro cuore (cfr Lc 2,19) come Lei ha fatto durante tutta la vita. Vi incoraggi a dire il vostro “sì” al Signore, vivendo l’“obbedienza della fede”. Vi aiuti a restare saldi nella fede, costanti nella speranza, perseveranti nella carità, sempre docili alla parola di Dio. Io vi accompagno con la mia preghiera, mentre di cuore tutti vi benedico.

Dal Vaticano, 22 Febbraio 2006, Festa della Cattedra di San Pietro Apostolo.

BENEDICTUS XVI PP.





ShoreLines «« Ritorna all'inizio
 

Il sito ShoreLines ringrazie per le tue domande ed i commenti rivolti all'indirizzo questions@shorelines.org. Se non specifichi altrimenti, la tua domanda verrà immessa nella sezione domande frequenti sulle vocazioni.

Per abbonarsi o mandare un abbonamento regalo, fare clic qui. Per disdire abbonamento, fare clic qui.

Copyright 2005, Legion of Christ.

www.vocazione.org